• VENT’ANNI DI IMPEGNO E PASSIONE

     

    Sono lieto di potermi congratulare con il Centro separati e divorziati per il raggiungimento dei 20 anni di attività. All’Asdi va riconosciuto il merito di essere stato il primo servizio specializzato sul territorio provinciale ad occuparsi professionalmente dell’assistenza ai gruppi familiari coinvolti nell’esperienza della separazione, un’esperienza che può causare notevole sofferenza a tutti i membri del gruppo familiare.

    L’attività del Centro si distingue per il coinvolgimento, la passione e l’impegno personale dei responsabili, degli operatori ed operatrici professionali e dei volontari del Centro. La mediazione familiare, la consulenza ed il supporto a chi vive con sofferenza l’esperienza della separazione contribuiscono al miglioramento ed all’integrazione dell’assistenza alle persone coinvolte in questa esperienza. La ricerca del dialogo tra tutte le persone coinvolte orienta l’operato professionale delle operatrici ed operatori del Centro, che tengono conto in special modo della sofferenza dei più deboli, i figli delle coppie in via di separazione o divorziate.

    Il costante lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e l’opera di pungolo verso l’amministrazione provinciale nell’istituzione di servizi destinati anche ai padri separati e divorziati e per l’istituzione della sezione specializzata per la famiglia, sono altri caratteri distintivi del Centro separati e divorziati.

    L’Assessorato alla sanità e politiche sociali intende continuare il costante confronto e collaborazione sulle istanze e richieste del Centro a favore delle coppie separate e divorziate e sostenere l’attività del Centro Asdi a favore delle coppie in crisi, che considera di notevole rilevanza sociale.

     

    Richard Theiner

    Assessore alla Sanità e Politiche Sociali

    “In ognuno c’è qualcosa di prezioso che non c’è in nessun altro.” Ma ciò che è prezioso dentro di sé, l’uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento profondo, il proprio desiderio fondamentale , ciò che muove l’aspetto più intimo del proprio essere.

    m.buber

     

     

     

    URGENTE RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE

    Dopo anni di attività, il CENTRO ASSISTENZA SEPARATI E DIVORZIATI e CENTRO DI MEDIAZIONE FAMILIARE ASDI di Bolzano da me fondato nel 1986 con un équipe composta da assistenti sociali, psicologhe, mediatori familiari, avvocati, e coordinatori dei gruppi di auto mutuo aiuto, può ritenersi in grado di affermare che la possibilità di migliorare il sistema di Giustizia attinente alla materia familiare, ed in modo particolare a tutela dei diritti dei bambini/e nel caso di separazione – divorzio dei loro genitori, esiste. Si tratta di una riforma che molti addetti ai lavori vogliono, e su cui molti concordano, ma per motivi oscuri non riesce a perfezionarsi.

    Basti pensare che ci sono proposte e disegni di legge ancora dal 1983 ferme al Parlamento; l’ultima e quella che a noi pare la più completa e interessante, è stata presentata alla Camera dei Deputati l’11 febbraio 1987 e porta il numero 3192 su iniziativa degli onorevoli Jervolino Russo e Carotti.

    Quello che più o meno tutti gli operatori del settore richiedono ad alta voce, è l’istituzione di un “TRIBUNALE UNICO PER LA FAMIGLIA”, di un unico organo giurisdizionale che regoli tutte le controversie relative ai  rapporti coniugali, all’affidamento dei figli, ai rapporti economici, senza distinzione di procedura per figli naturali o legittimi,naturalmente sempre e comunque nella tutela dei diritti del minore, aiutando i genitori a rimanere tali anche dopo la loro eventuale separazione o divorzio attraverso il riconoscimento giuridico dell’Istituto della  mediazione familiare.

    La frammentazione delle competenze giudiziarie per quanto attiene alle relazioni di coppia e di filiazione ha da tempo sollecitato l’idea di costituire un Tribunale per i minorenni e per la famiglia, che unifichi tali competenze. Questa esigenza di razionalizzazione della giurisprudenza deve essere tuttavia inquadrata nei nuovi scenari familiari e deve tener conto delle linee di sviluppo evolutivo che le relazioni familiari hanno conosciuto negli ultimi decenni, con riferimento sia ai processi di privatizzazione delle relazioni di coppia (che si manifestano soprattutto nel prevalere di meccanismi autoregolativi nelle separazioni e nei divorzi), sia ai processi di pubblicizzazione delle relazioni di filiazione, oggetto di sempre più marcato controllo da parte delle istituzioni.

    Questi processi hanno condotto alla costituzione di diversi orientamenti giudiziari, di tipo astensionistico da parte del giudice ordinario, competente per la separazione e i divorzi, e di orientamento di tipo interventistico da parte dei giudici minorili, competenti per le questioni attinenti alla condizione dei bambini e degli adolescenti.

    La riunificazione delle competenze, che presumibilmente troverebbe nel Tribunale per i minori l’organismo giudiziario di riferimento, consentirebbe un trattamento unitario delle diverse situazioni di rischio o di disagio nelle quali possono venirsi a trovare i bambini.

    , La riunificazione porrebbe quindi sul tappeto numerosi nodi problematici da risolvere, come ad esempio il ruolo dei servizi sociali, della mediazione familiare, della difesa tecnica, nonché della formazione specialistica di tutti gli operatori implicati nella ricerca di un equilibrio tra le esigenze di protezione del minore e quelle di garanzia dei diritti di tutte le parti. Non è infine eludibile il problema di conciliare le esigenze di razionalizzazione con le tendenze, presenti tanto nella cultura quanto nella regolazione giuridica, volte a garantire al minore, accanto al diritto alla protezione, la tutela dei suoi diritti soggettivi, come le

    recenti innovazioni legislative suggeriscono, per le quali sembrano impreparati sia i giudici ordinari, sia i giudici minorili.

     

    Elio Cirimbelli

     

     

    UN SOLO GIUDICE PER IL DIRITTO DI FAMIGLIA

     

    Il processo di separazione e di divorzio presenta essenzialmente due aspetti su cui il giudice deve emettere una sentenza.

    Il primo è di natura strettamente economica ed ha a che vedere con la divisione dei beni dei coniugi, l’assegnazione della casa coniugale, l’accertamento del diritto ad un assegno alimentare a favore di uno dei due coniugi ed eventualmente la sua qualificazione e la quantificazione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli, qualora ve ne siano.

    E’ indubbio che per quanto riguarda questo tipo di rapporti la competenza sia quella del Tribunale Ordinario.

    Non è altrettanto credibile però, che il giudice della separazione, sia in grado di derimere conflitti di natura sentimentale, psicologica, dei rapporti fra genitori e figli, e della tutela dei minori coinvolti in un processo di separazione e di divorzio, com’era stato ampiamente dibattuto già dopo la riforma di famiglia del 1975.

    Si manifestarono incertezze sul giudice competente: Tribunale Ordinario o Minorile. La Cassazione risolse decidendo per il Tribunale Ordinario. Questa vistosa eccezione però, alla competenza del Tribunale Minorile ha comportato notevoli  conseguenze.

    Per prima, la frammentarietà degli interventi, per cui l’affidamento a terzi si verifica  solo quando c’è l’accordo dei genitori, altrimenti la competenza passa al giudice minorile, giudice decisorio della potestà.

    Ci viene quindi da supporre che, se i due organi competenti sono differenti tra loro, anche i minori verranno trattati in modo non uguale e discriminatorio per gli uni rispetto gli altri.

    E’ risaputo che il Tribunale per i minorenni ha ragione di esistere, in quanto il minore è un individuo particolare ancora in formazione, che necessita di una cura ed un’attenzione specifica. Ne consegue che il Tribunale per i minorenni è specializzato, e non ricorre nelle sue decisioni solo al sapere del diritto, ma anche a conoscenza di tipo psicologico, sociologico, pedagogico, ecc. Il Collegio dei giudici infatti, è composto anche di esperti nel campo dell’educazione, della vita familiare e dei problemi dei giovani.

    La specializzazione del Tribunale per i minorenni consente anche, di poter disporre di alcuni strumenti particolari quale la collaborazione dei servizi sociali, al fine di individuare gli effettivi interessi morali e materiali per la prole; al Tribunale ordinario invece, arrivano solo le prove che le parti, cioè gli avvocati, portano.

    Di fatto accade al Tribunale ordinario, che di fronte a casi di separazione giudiziali in cui i coniugi non si sono neppure accordati sull’affidamento, il giudice si trovi ad essere responsabile di una decisione, che deve essere equa: ma su quali elementi? Quali sono i criteri per affidare i figli all’uno o all’altro genitore? Quali sono gli elementi che consentono di optare per un tipo di affidamento anziché per un altro?

    Di fatto l’affidamento congiunto o alternato non viene mai considerato dal giudice, mentre la scelta va, nel 90% dei casi, per un affidamento monoparentale alla madre.

    Così anche nelle separazioni consensuali, il giudice può respingere l’omologa di una separazione, se ritiene che l’interesse del minore non sia tutelato.

    Ma come può il giudice determinare in astratto l’interesse del minore?

    Esso è molto generico ed indeterminato.

    Il magistrato dovrebbe poter “fotografare” il minore nel suo ambiente. Un proficuo collegamento potrebbe svolgersi attraverso la richiesta di indagini del servizio sociale sulla situazione del minore e dei  suoi rapporti con i genitori.

    In tale prospettiva l’opera dei servizi sociali consisterebbe non solo nel lavoro d’indagine sul minore, ma anche, e soprattutto, nella formazione di un progetto globale, relativamente al minore e al suo sviluppo, che comprenda indicazioni circa l’affidamento, il regime di visita del genitore non affidatario, ecc.

     

    I servizi sociali potrebbero ancora affiancare e sostenere la famiglia nel realizzare i progetti concordati, favorendo una mediazione tra i coniugi affinché capiscano che, se ci si

    può sciogliere come coppia, non è possibile sciogliersi come genitori se non a spese della prole.

    E’ proprio in tale prospettiva che va considerato il rapporto tra il giudice ed i servizi sociali.

    Affinché quindi una separazione possa essere costruttiva per la coppia, o perlomeno vengano limitate le conseguenze più disastrose, soprattutto rispetto alla prole, dovrebbe sussistere una collaborazione tra

    magistrati, psicologi e assistenti sociali, che si snodi sul lungo periodo, per dar modo, sia ai coniugi, che ai fanciulli, di instaurare un rapporto di fiducia costruttivo con l’operatore. Una consulenza, quindi, che non si limiti a dei quesiti fatti nell’ambito del personale giudiziario(C.T.U.) ma che si attui tra realtà operative diverse.

    L’esigenza che emerge quindi, dalle osservazioni esposte è, da una parte quella di ricomporre tutta la materia di diritto di famiglia ad un solo giudice specializzato, e dall’altra, quella di garantire a questo giudice la collaborazione con i servizi sociali.

     

    Valerio Pocar

    Professore di Sociologia del Diritto presso l’Università i Milano Bicocca

     

     

     

     

    BIBLIOTECA

    Vi consigliamo

     

     

    LE EMOZIONI DEI FIGLI

    Quando i genitori si dividono

    Silvia Vegetti Finzi

     

    Che cosa accade ai figli quando i genitori si separano?

    La domanda riguarda ormai molti bambini e ragazzi, spesso lasciati soli ad affrontare un evento sempre  destabilizzante e talora carico di conseguenze per il loro futuro.

    Se non è il caso di drammatizzare, non è neppure opportuno sottovalutare il loro disagio.

    In questo libro si affronta non il farsi  ma il disfarsi dei rapporti familiari dando la parola a chi, come figlio , la separazione ha dovuto subirla.

    Consigli e riflessioni si alternano alle testimonianze dei protagonisti, che rievocano ora in modo drammatico, ora con distaccata ironia un periodo cosi cruciale della loro vita.Ci mettono di fronte, con crudele evidenza, all’immaturità ed all’impreparazione di cui troppo spesso gli adulti danno prova. Non è tanto la separazione, infatti, a costituire un problema per i figli, bensì il comportamento  degli adulti: la mancanza di rispetto reciproco e l’insensibilità che spesso li induce a tenerli all’oscuro “per il loro bene” di quanto sta accadendo.

     

    NON SIAMO SOLI

     

     

    La mia storia é abbastanza complessa. La decisione della separazione l’avevo presa io, dopo anni di disperati tentativi di convivenza normale con mio marito, e alla soglia dell’esaurimento, una mattina guardandomi allo specchio mi sono detta: ” Non puoi più andare avanti così, i tuoi figli non lo meritano, hai la tua dignità, fatti forza e cambia.” Ho avuto il coraggio e la forza di affrontare un futuro ignoto, ma mai così devastante come la vita vissuta fino a quel momento.( Non é stato facile, ma dopo un pò di tempo ero abbastanza serena).  In quegli anni non sentivo di aver bisogno di aiuto, stavo bene.

    Anni dopo, a seguito di problemi sul posto di lavoro,  sono caduta in depressione, di conseguenza tutto quello che riguardava i problemi della mia separazione (che credevo di aver rimosso) mi ha investita come un vortice portandomi a toccare il fondo.

    Sono tornati i sensi di colpa nei confronti dei miei figli, separati anche fra di loro, ( il grande a seguito della separazione aveva deciso di trasferirsi per lavoro lontano da casa, e il più piccolo era affidato a me ), la sofferenza che io avevo causato loro in quei momenti era indescrivibile.

    Vivevo il mio fallimento di madre e di donna, ecco! fallita!

    La sofferenza era grande, anche perché abbandonata dall’unica persona, in quel momento per me importante, alla quale avevo chiesto aiuto e che non si éra più interessata a me.

    La mia famiglia e gli amici si sono allontanati, e forse a questo, ho contribuito anch’io isolandomi nella mia solitudine.

    Ero sola!!!  ad affrontare tutto questo.

    Avevo una famiglia e ora non ce l’avevo piú, (sembrava quasi mi fossi svegliata in quel momento, stavo tocccando la realtá con mano), l’uomo che in quel periodo mi era “vicino”, anche lui mi aveva abbandonata, e questo era insopportabile, e io non l’ho più cercato ( per non far vedere com’ero ridotta).

    Dovevo fare qualcosa, non potevo più continuare così, ed una mattina guardandomi allo specchio ho detto basta!! Avevo la mia dignitá da salvare, non era giusto ridurmi così.

    Ho cercato sull’elenco un’associazione che potesse aiutarmi, ho trovato il numero del Centro Asdi. Avevo sentito parlare del Centro Asdi nel corso degli anni novanta, tramite i media.

    Abitavo ancora in Trentino ed ero separata da mio marito dal 1993, non sapevo dell’esistenza del centro, e ricordo che una sera mi ero soffermata a pensare che se era nata un’associazione per persone separate e divorziate evidentemente c’era la necessità che queste persone fossero aiutate.

    Ho incontrato Alessandra,- e per la prima volta una persona mi stava ascoltando, sono stata seguita da una brava psicologa che mi ha aiutato tantissimo a credere in me stessa, e a ritrovare la stima di me stessa, mentre contemporaneamente partecipavo agli incontri che Elio Cirimbelli teneva, relativamente ai problemi dei figli di genitori separati.

    Da qui il passaggio al gruppo di auto mutuo aiuto.

    Ho incontrato persone che condividevano con me la stessa sofferenza, chi aveva vissuto quello che io in quel momento stavo vivendo, mi hanno ascoltata, potevo esprimere liberamente quello che portavo e porto nel cuore, senza critica o giudizio, ( per la prima volta mi rendevo conto di quanto fosse importante l’ascolto), ho sentito la loro vicinanza ed ero capita finalmente per la prima volta. Piano piano ho ricominciato a trovare la forza, a credere ancora e soprattutto che non siamo soli.

    Nel frattempo avevo trovato un nuovo lavoro ( che attualmente mi da tante soddisfazioni).

    Certo i problemi ci sono sempre, e il gruppo in questo é molto solidale. Non dimenticherò mai le persone del gruppo incontrate la prima sera.

    Dopo un certo periodo mi sentivo più rinfrancata ed Elio Cirimbelli mi ha proposto di seguire il corso per facilitatore di gruppo Ama.

    Seppure questa proposta mi avesse fatto piacere, ero un po’ spaventata perché non ero così sicura di essere in grado di sostenere poi il ruolo, ma avevo accettato. Mi stavo mettendo alla prova ancora una volta, era il modo migliore per portare un po’ di aiuto alle persone nella mia stessa situazione, e per capire veramente come nascono e crescono i gruppi di auto mutuo aiuto.

    La persona che arriva al gruppo decide in piena autonomia, se e come prendere parte al gruppo, ed é protagonista del cambiamento che vuole ottenere.

    Può esprimere la propria sofferenza sapendo che in quel momento ha la solidarietà di tutti, sa che é libera di esporre il suo stato d’animo senza giudizio o critica da parte delle persone presenti, ricevendo aiuto e diventando risorsa per sè ed il gruppo: La condivisione, l’ascolto, la riflessione, il confronto, l’affrontare insieme la possibile soluzione ai problemi, la faticosa elaborazione della separazione dalla persona amata, cercando se possibile anche di capire le motivazioni che hanno portato a questo. Certo ognuno di noi ha tempi diversi per il superamento della crisi, dato anche dalle aspettative che abbiamo. Può capitare che qualcuno di noi sia convinto che il gruppo per magia risolva i problemi, non é così. Si cresce se c’é il coinvolgimento personale e se ognuno di noi si prende cura degli altri.

    Appartengo al gruppo di auto mutuo aiuto dell’ASDI e all’interno del gruppo insieme a Tina sono coordinatrice, ho condiviso (prima) e condivido il problema di ciascun partecipante, siamo contente quando la serata é stata proficua per tutti , ciò significa che tutti hanno capito l’importanza della condivisione.

    Pur avendo ogni tanto bisogno anch’io di sostegno, certe volte capita che mi senta limitata dal ruolo, ma tutti noi abbiamo il nostro spazio.

    Capita che per cause di forza maggiore io e Tina non possiamo partecipare, il gruppo si trova ugualmente e si gestisce in autonomia, raggiungendo quasi sempre l’obbiettivo.

    Ognuno di noi si impegna anche con difficoltà per uscire dalla sofferenza , chi può camminare da solo, piano piano lascia il gruppo, e sappiamo che affronterà il futuro con più forza e serenità. Con questi amici ci si ritrova ogni tanto davanti ad una pizza, o in occasione della cena di Natale, a qualche gita organizzata dal gruppo, ed é bello sentirsi tutti un po’ più sereni.

    Personalmente credo molto in questa opportunità che il gruppo di auto mutuo aiuto dà alle persone che soffrono a causa della separazione dalla persona amata.

     

    Anna Maria Rossi

     

     

     

    NON OSSERVIAMO LA NOSTRA SOFFERENZA

     

    Capita di sentirci senza speranza, senza via d’uscita, senza soluzioni. All’interni della nostra anima si diffonde un senso di scoramento, di sconfitta, di disagio che via via prende il sopravvento su tutta la nostra vita psichica.  Ci sembra di essere perduti, senza possibilità di venirne fuori. E nella mente ridondano i pensieri: Quella che ci sembra la causa del nostro dolore continua ad incalzarci, a tormentarci. A volte è un abbandono,un’altra è un rapporto affettivo che sta fallendo, oppure un lutto, il lavoro che va male, un licenziamento, un amica che ha tradito la nostra fiducia. Dentro di noi riconosciamo una causa, un motivo del nostro soffrire . Se riusciamo a guardare  in faccia solo il dolore, non la causa che lo ha scatenato,  quando viene la sofferenza, non lotto, mi lascio travolgere, crollo e soprattutto lo osservo dolcemente. Mi dico: “Lasciala venire la sofferenza”.  E contemporaneamente la separo, la stacco dalla causa. La cosa vera è il mio stato d’animo doloroso, ciò  che lo provoca è un’illusione della mente. Non soffrirò perché le cose vanno male, soffrirò e basta. Più penso a quella che può essere la causa , più il disagio si amplifica. Se facciamo così, ci accorgeremo che, in pochi attimi, arriva una tranquillità profonda immensa la pace. Occorre osservare soltanto il proprio star male e allontanare dalla mente il motivo che lo scatena. Occorre eliminare la frase:” Io so perché soffro” Non bisogna mai chiedersi il perché dei nostri stato d’animo, ma accoglierli cosi come arrivano, senza parlarne con nessuno. Neppure con gli amici, ai quali non serve chiedere consiglio. A chi ha il coraggio di fare questo la vita regala gioie inaspettate. Improvvisamente arriva la svolta, ci sentiamo nuovi, rigenerati. E’ questo che ha fatto dire ai Saggi di Oriente e dell’ Occidente che il dolore, quando viene accettato purifica la nostra interiorità.

     

    Raffaele Morelli

    tratto dal mensile  “PER ME”

     

    COME AFFRONTARE I CONFLITTI. IL RUOLO DELLA “SCENA MADRE”

     

    Il conflitto è una dimensione fisiologica dell’esperienza umana. Molte persone pensano che il conflitto sia la causa della crisi e che la coppia funzioni solo in assenza di conflitto. Questa credenza è profondamente falsa; la causa della crisi non è il conflitto, ma l’incapacità di affrontarlo e risolverlo adeguatamente. Difficoltà e problemi sono inevitabili all’interno di una coppia.  Terminata la fase nell’innamoramento entriamo in quella della lotta per il potere dove si manifestano conflitti e crisi molto rilevanti. L’atteggiamento che possiamo avere nei confronti del conflitto è quello di considerarlo un inutile complicazione, che ci fa solo soffrire, oppure una sfida che ci aiuta ad affrontare e scoprire certe cose su noi stessi che altrimenti non avremmo mai saputo. Molto spesso i partner finiscono con l’impantanarsi in conflitti, sempre uguali, che li allontanano l’uno dall’altro. Questo tipo di conflitto è una vera e propria  “scena madre” che si ripete nel tempo provocando molta sofferenza nei due contendenti. Importante è saper individuare e risolvere questa “scena madre”, comprendendone le ragioni di fondo e le modalità in cui si sviluppa. I conflitti possono essere affrontati adeguatamente utilizzando specifiche tecniche psicologiche come quella della trasformazione delle frustrazioni in specifiche richieste di modifica del comportamento. Le coppie che durano di più, sembrano essere quelle che hanno affrontato insieme delle grandi difficoltà come, ad esempio, situazioni eccezionali, povertà o crescere un figlio malato ecc. Un tema particolare, che è all’origine di molti conflitti, che è trattato a parte, è quello la gelosia.

    La questione principale non è quella della presenza del conflitto, bensì quella della sua prevenzione e della sua gestione e soluzione. La ricerca psicologica ha individuato quattro modelli inefficaci per affrontare il conflitto, a cui corrispondono comportamenti e problemi psicologici specifici.

    Il primo modello è quello della sottomissione, in cui prevale l’atteggiamento “io perdo tu vinci”. Una persona tende a rinunciare, ad arrendersi, ad avere atteggiamenti di “martire” o “vittima”, basati sull’eccessivo altruismo. La problematica psicologica che ne consegue è la depressione.

    Il secondo modello è quello della lotta, basta sull’atteggiamento “io vinco tu perdi”, con tentativi di prevalere sull’altra persona attraverso l’attacco, la denigrazione ecc. L’altra persona diventa un “nemico”; ci si concentra sui motivi per cui ha torto e su ciò che si vuole cambiare della situazione. La problematica psicologica che ne consegue è quella dell’eccessiva rabbia e della collera.

    Il terzo modello è quello del congelamento, in cui si rimane immobilizzati ed accomodanti rispetto all’altra persona. La problematica psicologica che ne consegue è l’eccessiva ansia.

    Il quarto modello è quello della fuga, attuata attraverso comportamenti del tipo: cambiare argomento, abbandonare la situazione, distrarsi ecc. Questo modello comporta problematiche psicologiche legate alla dipendenza e ad abitudini ossessivo-compulsive.

    Tutti e quattro questi modelli sono inadeguati per affrontare un conflitto sia esso intrapsichico o interpersonale. Esiste un modello efficace per la soluzione dei conflitti, che si basa sull’atteggiamento “io vinco tu vinci”. La soluzione collaborativa del conflitto implica che:

    Il processo si basi sullo scambio delle informazioni e non sul dominio verbale o fisico

    L’atteggiamento dei partecipanti sia collaborativo ed improntato al reciproco rispetto, non valutativo, evitante, antagonisticoo coercitivo.

    Si prendano in considerazione le preoccupazioni di entrambe le parti coinvolte.

    La soluzione lasci tutti i partecipanti soddisfatti, con la sensazione che risponda alle preoccupazioni specifiche.

    L’atteggiamento vincere/vincere si basa sulla mentalità dell’abbondanza, vale a dire sull’idea che c’è abbastanza per tutti e si possono trovare molte soluzioni alternative ai problemi: modi migliori per elaborare le cose, in modo tale che ci sia una vittoria per tutti. Con la soluzione di un conflitto sulla base del principio vincere/vincere, tutte le parti sono contente delle decisioni prese e si sentono impegnate nella loro realizzazione.

     

    Fine 1 parte

    Tratto da  “www.coppiaincrisi.it

     

     

    L’ ESPERTO RISPONDE

     

    Troppo spesso si rivolgono o scrivono al nostro Centro persone le quali chiedono chiarimenti in merito alle più svariate situazioni che si trovano a vivere in un momento difficile della loro vita che è la separazione. In questo spazio i nostri avvocati rispondono ad alcune delle vostre domande.

    LE SPESE STRAORDINARIE RELATIVE AI FIGLI

    Il tema “spese straordinarie” è un argomento molto delicato tra i genitori separati e/o divorziati, frequente-mente fonte di aspri contrasti e litigi, nonché di profonda confusione in quanto spesso i genitori non riescono a definire il confine tra le spese ordinarie e quelle straordinarie.

    I genitori separati e/o divorziati vorrebbero sapere con precisione quali spese relative ai figli rivestano il carattere di ordinario, quali invece debbano considerarsi straordinarie e se vi sia un elenco previsto dalla legge o creato dalla giurisprudenza, al quale poter fare riferimento. Purtroppo non è mai stato dettagliatamente evidenziato un “elenco di spese” che venga in aiuto ai genitori e li aiuti a regolarsi. La differenza tra ordinario e straordinario viene posta in primis dal lessico, dalla logica e dal buon senso. Qualora tra i genitori in conflitto questi criteri non riescano ad operare sarà necessario l’intervento del Giudice.

    Nelle separazioni giudiziali, tra i provvedimenti provvisori adottati dal Presidente del Tribunale in presenza di figli vi è sempre quello che stabilisce l’assegno di mantenimento a carico del genitore con il quale il figlio non convive ed unitamente ad esso il Presidente di norma dispone esplicitamente anche che entrambi i genitori provvedano al 50% delle spese straordinarie relative ai figli.

    Questo provvedimento tuttavia non è purtroppo sufficiente ad evitare contrasti tra i genitori. I Giudici più attenti alla presente problematica emanano un provvedimento che esplicitamente afferma la necessità da parte dei genitori di prendere di comune accordo le decisioni sulle spese straordinarie dei figli e di provvedere al loro pagamento in misura del 50% ciascuno. Ancora meglio quando nel provvedimento si specifica che entrambi i genitori sono tenuti al pagamento del 50% delle spese mediche non coperte dal Servizio Sanitario e di quelle scolastiche, mentre tutte le eventuali attività sportive e le ulteriori esigenze ludiche, culturali e di socializzazione dei figli dovranno essere preventivamente concordate tra i genitori e le relative spese andranno suddivise al 50% tra gli stessi. Naturalmente il coniuge che pretende il rimborso di quanto anticipato per le spese straordinarie sarà tenuto a documentarle, anche per consentire all’altro genitore di usufruire delle relative detrazioni fiscali.

    Sulla distinzione spese ordinarie – straordinarie è possibile fornire qualche indicazione a titolo puramente esemplificativo, in quanto nessun elenco, nemmeno il più completo, mai potrebbe prevedere tutti i casi della vita. Ad es. il mantenimento ordinario copre le spese quotidiane relative ai figli, ovvero una parte delle spese vive di abitazione (affitto, luce, gas, acqua, alimentazione, vestiti ecc.); le spese della mensa scolastica o dell’asilo rientrano nel contributo al mantenimento ordinario, mentre le spese sanitarie non rimborsabili, quali le visite specialistiche, le analisi cliniche, le cure odontoia-triche, la palestra correttiva, l’acquisto di testi scolastici, le tasse scolastiche, gite scolastiche fanno parte delle spese straordinarie.

    In merito alla determinazione delle spese straordinarie la Suprema Corte di Cassazione si era espressa con la sentenza n. 4459/99 statuendo che “non sussiste alcun obbligo a carico del coniuge affidatario di concordare anticipatamente con l’altro coniuge l’ammontare delle spese straordinarie nei limiti in cui esse non implichino decisioni di maggiore interesse.”

    Per decisioni di maggior interesse si intendono quelle che incidono in modo determinante sulla vita dei figli e riguardano ad es. la scelta di indirizzo religioso, la scuola da frequentare, i trattamenti sanitari. L’indirizzo dei Tribunali e della normativa, da ultimo a fronte della legge n. 54/2006 sull’affido condiviso, è volto a rendere entrambi i coniugi maggiormente presenti e partecipi alla vita quotidiana dei loro figli, coinvolgendoli attivamente anche nelle scelte degli eventi straordinari che li riguardino, quali  la scuola, i corsi ricreativi, ludici, sportivi, le malattie, ecc. Ognuna di queste attività o eventi comporta per ovvie ragioni degli oneri che debbono essere previamente conosciuti e concordati tra i genitori. Si tratta di un auspicabile comportamento maturo e consapevole della coppia genitoriale, che rimarrà tale almeno fino alla totale indipendenza economica dei figli. In tale ambito sarà possibile prevedere la partecipazione alle decisioni e alla suddivisione delle spese straordinarie con la massima precisione possibile, allo scopo di pervenire a una pacificazione degli animi e ad una completezza di ipotesi che precluda possibili liti future, soprattutto quando le clausole vengono determinate genericamente. Il tutto nell’ottica di risparmiare ai figli ulteriori litigi tra i genitori ogni volta che esprimono il desiderio di partecipare a una gita scolastica o di praticare un’attività sportiva o ricreativa.

     

     

     

    SENTENZE

     

    Le difficoltà economiche della famiglia non bastano però a far adottare un bimbo

    Anche una nonna ultrasettantacinquenne può adottare

    Anche una nonna ultrasettantacinquenne può essere idonea all’affidamento di un minorenne. Lo ha affermato la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione affrontando un caso di adozione deciso in secondo grado dalla Corte di Appello di Firenze. La Cassazione ha innanzitutto stabilito che non sono sufficienti l’indigenza ed i problemi personali della famiglia a far dichiarare adottabile un bambino, ma che la situazione di abbandono in cui si trova il minore sia dovuta alla mancanza di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi. A tale proposito, la Suprema Corte ha sottolineato che non costituisce un ostacolo all’affidamento l’età inoltrata della nonna “nell’attuale momento storico, in cui l’evoluzione della natura ed i progressi della scienza medica rendono sempre più lento il processo di senescenza e sempre più ampia l’aspettativa di vita e di vitalità”, e ciò “tanto più in considerazione della sussistenza dell’obbligo, anche legislativamente assunto dallo Stato, di intervenire con opportune misure di sostegno in favore delle famiglie in difficoltà nel gestire il processo di crescita dei minori, proprio allo scopo di prevenire l’abbandono e di consentire al minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia”

    .(Cassazione 10126/23 giugno 2005)

    Condanna penale solo se si priva il coniuge dei mezzi di sussistenza

    Tagliabili gli alimenti all’ex moglie con lavoro stabile

    Non commette reato il marito che non paga gli alimenti alla ex moglie che ha trovato un lavoro stabile. Lo ha stabilito la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha annullato la condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare inflitta ad un uomo separato per non avere corrisposto alla ex moglie l’assegno stabilito in sede di separazione civile. La Suprema Corte ha infatti spiegato che, fermi restando gli obblighi in sede civile, il presupposti del reato in questione è la “sussistenza dello stato di bisogno dell’avente diritto alla somministrazione dei mezzi indispensabili per vivere”; pertanto, il reato scatta solo quando un coniuge fa mancare all’altro i mezzi di sussistenza, intesi come “ciò che è esattamente indispensabile, a prescindere dalle condizioni sociali o di vita pregressa dell’avente diritto”, come il vitto, l’abitazione, i canoni per le utenze indispensabili, l’assistenza sanitaria, le spese per l’istruzione ed il vestiario.

    ( Cassazione,  n.14965/2004 MAGGIO 2004)