• DA FAMIGLIA A FAMIGLIA

    di Ennio Chiodi

    Non so esattamente perché risposi subito sì a Elio Cirimbelli che chiedeva la mia disponibilità a “firmare” il giornale che l’ASDI aveva intenzione di realizzare e diffondere tra gli associati.

    Ricordo però la riflessione che feci istintivamente: non si tratta solo di offrire un contributo “legale” (un periodico non può essere diffuso senza la firma di un responsabile iscritto all’Ordine dei giornalisti), ma anche di un impegno professionale, seppur limitato, e di una seria occasione “culturale”.

    Leggere ed organizzare i contributi al giornale mi ha consentito di conoscere più da vicino situazioni spesso crude, difficili e problematiche, ma anche non poche storie ricche di fiducia, di capacità di reagire, in nome del rispetto e dell’amore, insomma di speranza.

    “La fine di un mondo non è la fine del mondo” ho letto più di una volta negli articoli scritti per il giornale. E’ vero, ma quanto coraggio, quanta responsabilità ci vuole perché questa frase  non resti uno slogan ma diventi una realtà; perché una sensazione di solitudine, talvolta di fallimento, si trasformi in voglia e capacità di riscossa di “ricostruzione”.

    Accanto all’impegno delle persone e delle coppie di fronte alle difficoltà, è evidente, almeno dalle nostre parti, la presenza preziosa delle associazioni e delle istituzioni. Più debole – ma non è purtroppo una novità – la capacità della politica di leggere in profondità le trasformazioni della società e di intervenire di conseguenza.

    Le cause che portano ad una separazione sono molteplici ed hanno a che fare con i caratteri delle persone, le storie e le tradizioni delle famiglie, le difficoltà economiche. Se vanno certamente rinforzati – anche a fini “preventivi” – gli interventi a sostegno delle famiglie tradizionali e consolidate, sono opportune urgenti riflessioni sulle necessità, le attese, le prospettive delle “nuove” famiglie (patchwork families) per predisporre adeguati strumenti legislativi e pianificare nuove risorse.

    Anche questo giornale – il vostro giornale – può essere veicolo di proposte e osservazioni – le vostre proposte e le vostre osservazioni. Apriremo fin dal prossimo numero un forum che accoglierà i vostri interventi per sintetizzarli e canalizzarli lungo le strade più opportune.

     

    PER OGNI ETA’ PAROLE E GESTI DIVERSI

     

    3ª ed ultima parte – Nei precedenti numeri abbiamo trattato le varie fasi  della separazione e di come rapportarsi  con i figli , come riuscire a trovare le parole giuste per parlare ai figli di separazione. Speriamo di essere riusciti a dare qualche chiarimento ma soprattutto a capire che i figli hanno bisogno di essere rassicurati e devono soprattutto sapere che mamma e papà saranno sempre accanto a loro anche se sono separati.

    Per un bambino tra i   due e tre anni

     

    Per un bambino di quest’età si tratta di un periodo  delicato in quanto sta vivendo  grandi trasformazioni: camminare, la conquista della “pulizia”, l’accesso al linguaggio. Vorrebbe controllare tutto, ma non controlla niente. Naturalmente non può comprendere né integrare  la  separazione delle  persone che  ama di più al mondo. Di fatto si trova immediatamente in uno stato di insicurezza. Vive l’assenza in modo drammatico e lo fa esprimendo la sua angoscia tramite il suo corpo: manifestazioni di collera molto forti, pianti inconsolabili e incomprensibili, reazioni somatiche, “malattie” che si instaurano …

    In certi casi si osserva un vero e proprio arresto dello sviluppo , sia sul piano motorio che sul piano del linguaggio. I bambini possono persino regredire allo stato di neonato per manifestare  la loro sofferenza, l’angoscia e attirare così  l’attenzione dei genitori su di loro. Se hanno già raggiunto la pulizia , rivogliono i pannolini e non vogliono più “andare sul vasetto”. Anche in questi casi l’adulto può dare una spiegazione  al bambino su ciò che succede al suo corpo, il perché delle sue  reazioni violente, e su ciò che avviene in generale  nella sua vita di bimbo, coinvolto in una problematica dolorosa di adulti.

    Per un bambino fra tre e sei anni

     

    Il bambino in questa fase è  sempre più autonomo, si costruisce dolcemente, vive con le due persone che egli ama di più al mondo. D’un tratto lo si informa che mamma e papà non staranno più insieme. Comincia in lui un processo intenso dal punto di vista psichico: sente che qualcosa di grave sta succedendo, senza che egli possa rendersi conto del contenuto. Allora si aggrappa a dei riferimenti concreti per la sua vita quotidiana apparentemente al di fuori della famiglia. Per esempio: “Potrò continuare ad andare a scuola? Vedrò ancora i miei compagni?”.

     

    Il bambino ha difficoltà a fare il punto sui sentimenti contrastanti che lo assalgono, sentendosi totalmente impotente davanti ad una situazione che non controlla. La sofferenza che sente attorno a lui é insopportabile,  dentro di sé  si sente responsabile di questa catastrofe, con un sentimento diffuso di aver agito male e di aver provocato qualcosa di irrimediabile: la separazione dai suoi genitori. Oltre al forte senso di colpa, il bambino sente un sentimento di perdita così forte che sprofonda in un vero e proprio “lutto”.

    Per ciò che riguarda il periodo del complesso dell’Edipo, se il bambino é testimone   del conflitto genitoriale, si troverà di fronte ad una problematica molto angosciante: nella sua attività fantasmatica il suo desiderio é che il genitore rivale sparisca. Ora le dispute tra i genitori confermano il suo desiderio. Si sente responsabile del conflitto ed é pervaso dal senso di colpa per aver avuto questo desiderio che può realizzarsi concretamente. Questi conflitti  generano  angoscia. Il bambino si ritrova in una solitudine terribile, impotente a porre domande. Troverà il modo di  difendersi attraverso la fuga, la distrazione o attraverso il sonno.. In questo contesto i genitori devono parlare al loro figlio. Devono dirgli che le loro dispute non lo riguardano, che lui non é il soggetto interessato. Possono anche scusarsi della violenza a cui direttamente o indirettamente assiste . Ad esempio: “Scusaci ! Siamo andati oltre”. Il figlio si sentirà sollevato e ritroverà la sua sicurezza. Sarà rassicurato nella sua identità e nella sua non colpevolezza: non sono i suoi sentimenti ad aver messo in pericolo la famiglia.

    È importante continuare a confermare al bambino, durante la separazione, che non è per nulla responsabile della separazione dei suoi genitori, che non sarà mai abbandonato, e che tutti e due sono felici che lui ci sia. La vita deve essere organizzata nel miglior modo possibile, in modo che lui non perda né l’uno né l’altro. I genitori sono lì per assicurare il loro ruolo di protezione.

    Il figlio da sette a tredici anni

     

    Il figlio a sette anni é in pieno periodo di apprendimento intellettuale. Impara a sviluppare il proprio pensiero. Tutte queste nuove scoperte gli danno la capacità di ragionare, di trasformare in parole  sentimenti  ed emozioni, e di prendere la distanza da esse. Accoglie l’annuncio della separazione in modo diverso rispetto a quando era piccolo, ma lo vive  comunque con molta sofferenza. Ha acquisito il senso dell’ alterità e mette in gioco un sistema di moralità che gli serve a giudicare ciò che é bene e ciò che è male. Sentirà  il bisogno in un primo tempo di parteggiare  ora  per l’uno,  ora per  l’altro genitore. Alcuni assumeranno persino un atteggiamento di protezione “materna” verso il “coniuge abbandonato”. Si prenderanno cura di tutto per alleviare la sua sofferenza. Non porranno mai domande imbarazzanti, circonderanno di affetto il coniuge abbandonato, non creeranno problemi, nessun pianto, nessuna collera, nessun accenno alla propria sofferenza personale, perfetto studente a scuola, una gentilezza al di sopra di ogni attesa! Si può parlare di figli terapeuti dei loro genitori. Spesso si sente dire di questi ragazzi: “Come sono responsabili, non hanno l’aria di soffrire!”

    I genitori dovrebbero essere molto vigili di fronte a questi bambini adulti prima dell’età, che non si permettono di vivere la loro infanzia. Tutte queste sofferenze represse e messe da parte possono esplodere più tardi in modo corporale, attraverso malattie somatiche, o più gravemente tramite scompensazioni come anoressia, depressione, turbe della personalità.

    Altri si schiereranno apertamente ,  e sosterranno il genitore  “abbandonato”.Altri al contrario potranno arrivare fino alla sua esclusione. E ciò soprattutto se il genitore abbandonato accentua la sua posizione di vittima, accusando l’assente di una colpa irreparabile. Il figlio metterà in discussione la fiducia nei confronti del genitore che se ne è andato.

    L’adolescenza

     

    L’adolescenza è sicuramente un periodo di paradossi. L’adolescente ha bisogno di allontanarsi , di conquistare indipendenza, e nello stesso tempo  ha bisogno di riconoscimento. Cerca l’appoggio dei suoi genitori ed una grande disponibilità da parte loro, pur rifiutandoli. E’ alla ricerca di un  doloroso equilibrio tra l’amore e l’odio. I genitori dovranno assicurare, solidamente, in questo periodo la loro specificità di padre e madre. Le reazioni adolescenziali alla separazione dei genitori variano di caso in caso. Possono essere destabilizzati, stupiti di fronte ai sentimenti di instabilità dei loro genitori. Mentre i ragazzi  stanno  affrontando  la vita amorosa, constatano che i loro genitori, in nome della perdita dei loro sentimenti reciproci, possono mettere fine ad un equilibrio familiare o addirittura ricominciare una vita amorosa da zero. Alcuni si mettono su un piano di parità con i genitori e danno il proprio giudizio, prendendo la parola ed esprimendo il proprio dissenso. E’ un periodo in cui vivono all’esterno del nucleo familiare, sentendosi appartenere a un gruppo sociale proprio, dove la solitudine si sovrappone e si mescola alla solidarietà. Se

    l’adolescente vive in una stato di fragilità al momento della separazione, può vivere una separazione come un vero e proprio abbandono. Può sentirsi

    valorizzato e vivere la partenza del padre come un segno di disinteresse e di disaffezione. Ancora una volta la parola deve avere il sopravvento. Si tratta per i genitori di rispondere in modo adeguato: a seconda di come  la madre parlerà del padre assente essa riuscirà o meno ad aiutare il proprio figlio ad integrare l’autorità paterna. La parola del padre è all’origine della identità dei suoi figli nel loro divenire donna e uomo.

    Dalle esperienze constatate da alcuni esperti  emergono divorzi conflittuali che si sono svolti in assenza di dialogo con i figli. Spesso questi ultimi  esprimono un  sentimento di delusione per tale assenza ,  e per non  aver saputo “la verità”. In alcuni casi in rapporto alla mancanza di “parole” nasce la sofferenza per la mancanza di comunicazione fra i genitori. I figli, diventati grandi, raccontano queste sofferenze, dovute alla “necessità” di non nominare il proprio padre, che aveva lasciato la madre. Quindi i figli accettano di non nominare il padre per non mettere in pericolo l’amore della madre, con cui vivono. I figli si identificano con il genitore con cui vivono e con la sua parola. Assimilano i suoi sentimenti di angoscia, di solitudine e di aggressività. Soffocano dentro di loro la mancanza dell’altro, senza chiedere nulla in più. Si impediscono ogni sentimento che potrebbe riavvicinarli al genitore assente. Per loro esiste solo il genitore sofferente: “Avevo sotto gli occhi la sofferenza materna, ero obbligata a condividerla, a consolare, a proteggere”. In fondo questi figli si impediscono di sentire la mancanza e il bisogno di amore.

    Ecco perché una separazione fatta pensando alle angosce, presenti e future, dei figli, può essere il primo passo di un cammino diverso, che non escluda nessuno dei genitori,  e che pur all’interno della separazione,  mantenga da parte di entrambi un atteggiamento di  responsabilità verso i figli più piccoli ed indifesi.

    Conclusioni

     

    Il divorzio rimane certamente una fonte di grande sofferenza per coloro che ne sono i protagonisti. E però necessario pensare che tra i protagonisti vi sono anche i figli, specialmente nel momento della separazione, che essi da soli non riescono a capire, né a razionalizzare. Ecco quindi ancora una volta  l’importanza del dialogo con i propri figli, in modo adeguato al loro sviluppo, e la necessità di quella comunicazione, che permetta loro di capire che i genitori possono separarsi,  senza che questo spezzi il filo del dialogo, e quello del legame insostituibile con mamma e papà.

     

    Fine

    (tratto dall’articolo dell’Avvocato Verda Mediatore Familiare)

     

    ASSEGNO FINO ALL’AUTOSUFFICIENZA DEI FIGLI
    In Alto Adige la legge sull’anticipazione dell’assegno di mantenimento ha funzionato. Mi auguro che la Provincia di Trento faccia tesoro della nostra esperienza e riesca ad avere gli stessi risultati”. Elio Cirimbelli, direttore del Centro Assistenza Separati Divorziati di Bolzano, invita Iva Berasi e Marta Dalmaso a seguire l’esempio altoatesino.

    “Questo intervento rappresenta un deterrente contro i genitori irresponsabili”, dice senza mezzi termini Cirimbelli. Che alla giunta trentina suggerisce una modifica rispetto alla legge altoatesina: “L’assegno dovrebbe essere garantito fino a quando i figli non sono autosufficienti. Non solo fino al raggiungimento della maggiore età”.

    Direttore, le assessore Berasi e Dalmaso hanno annunciato la presentazione di un disegno di legge per aiutare le madri in difficoltà, sulla falsariga della legge già in vigore in Alto Adige. Come giudica questa iniziativa?

    “Positivamente, visto che sono stato uno dei promotori della legge altoatesina. Si tratta di un contributo a beneficio del bambino: un figlio di genitori separati deve avere pari dignità dei ragazzi che vivono in nuclei familiari tradizionali. In questo modo si contrastano i casi di genitori irresponsabili, che cercano mille scuse pur di non versare l’assegno per i figli”.

    A Bolzano come sta andando?

    “Dopo la bocciatura della Corte Costituzionale, alla legge è stato aggiunto qualche passaggio fondamentale. Ora possiamo dire che l’esperienza  è positiva: questo provvedimento può essere considerato uno strumento in più per prevenire i problemi dei ragazzi, sia a livello economico che psicologico. Inoltre, grazie all’introduzione di specifici parametri, la possibilità di presentare la domanda di assegno viene legata anche al reddito della madre”.

    Aspetti da migliorare?

    “Attualmente l’iter per l’anticipazione dell’assegno è un po’ tortuoso e costoso nei casi di donne che non erano sposate. Inoltre, nella legge bolzanina l’intervento viene previsto solo fino al raggiungimento della maggiore età da parte del figlio. Credo invece sarebbe opportuno prevederlo fino al momento in cui il ragazzo diventa autosufficiente.”

    (Tratto da il Corriere dell’Alto Adige)

     

     

    SE DIO MI REGALASSE UN PEZZO DI VITA

     

     

    Da qualche mese circola sulla rete,  una breve lettera attribuita a Gabriel Garcia Marquez, e che lui stesso avrebbe inviato ad amici e ammiratori come commiato, dopo l’aggravarsi della malattia(un cancro linfatico). Ecco il testo integrale…

     “Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose , non per quello che valgono, ma per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!  Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima. Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole. Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat, sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine ed il carnoso bacio dei loro petali. Dio mio,  se io avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell’amore. Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi. A un bimbo darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza . Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini! Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata. Ho imparato che quando un neonato stringe , con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito del suo papà, lo tiene stretto per sempre. Ho imparato che un uomo  ha il diritto di guardare un altro dall’alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi,  ma realmente non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo.

     di Gabriel Garcia Marquez

     

     

     

    BIBLIOTECA

    Vi consigliamo

     

     

    IL VOLTO CANCELLATO

    Storia di Fakhra dal dramma alla rinascita

     

    Fafhra Younas con Elena Doni

    Postfazione di Termina Durrani

     

    La storia della vita, del dramma e la rinascita di una donna. L’infanzia difficile, il lavoro ammirato e biasimato di ballerina, gli innamoramenti, le delusioni, il matrimonio con il figlio di un importante uomo politico. Fino alla violenza dell’acido, le lunghe degenze in ospedale, la lenta ricostruzione esteriore ed interiore, il ritorno ad una vita migliore.

    Pagine che rappresentano un importante documento di denuncia, un coinvolgente viaggio nei costumi e nelle tradizioni di un paese lontano , ma anche, e soprattutto, una vicenda simbolo. Nella storia di Fakhra,  c’è  quella di tutte le donne umiliate, offese, soprafatte dall’ignoranza e dalla prepotenza degli uomini. Ma tenaci e capaci di trovare la forza per risorgere e tornare a camminare a testa alta.

     

    Datevi i vosi cuori ma noun per possederli, perché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori…

    KH GIBRAN

     

     

    IL GRUPPO DA LA FORZA

    NON “IN MEZZO ALLA GENTE”, MA “TRA LA GENTE”.

    di Elio Cirimbelli

     

    E’ azzardato dire che non c’è separazione al mondo senza sofferenza.

    E’ azzardato dire che ci si sente tremendamente soli ed unici protagonisti di quanto è accaduto o sta accadendo.

    Quando avviene una separazione tra due persone che un tempo si sono amate, magari un solo giorno, un mese, un anno, più anni è un mondo che finisce.

    Ci sono attorno a noi decine, centinaia di coppie che si separano, ma a noi non succede, non può accadere.

    E’ profondamente umano e giusto pensare di essere immuni da eventi dolorosi nella vita. La separazione è un evento il più delle volte non voluto, non previsto o immaginato. Quando ci si sposa o ci si mette insieme, come si usa dire ora, non si mette in bilancio che tale evento possa verificarsi.

    Ecco che quando accade, ti crolla il mondo addosso, e ci si sente, ci si ritrova, tremendamente soli.

    Non si sa con chi parlare di quanto è accaduto, non si è “ascoltati” ; si rischia di diventare uniche vittime in mezzo a tanti sconosciuti, o peggio  ancora, in mezzo a gente o persone capaci solo di tranquillizzarti con una pacca sulla spalla e magari dicendoti: “Non ti preoccupare , vedrai che è solo una crisi che passa, lei tornerà”

    Il gruppo di auto mutuo aiuto non è questo,  nel gruppo si condivide con altre persone un’esperienza forte che è quella della separazione o del divorzio.

    Condividere significa anche saper ascoltare l’altro/a saperlo accogliere, e soprattutto, significa non giudicare.

    Mi è capitato molte volte di “fare” gruppo e di “essere” gruppo e la forza che ne scaturisce è immensa. E’ un’opportunità che se ritengo fondamentale Serve a  superare un po’ più velocemente il “lutto” di una separazione. Nel gruppo non si è in mezzo alla gente, si è tra persone, e non ci si sente più così soli.

    L’invito che mi sento di rivolgere ai lettori del nostro giornalino, è quello di esortarli ad  avere fiducia in questo “strumento umano”, come quello appunto dei gruppi AMA, affinché capiscano che se un mondo è finito, non significa che sia finito il mondo,  da   un’ esperienza di vita, pur se dolorosa come la separazione, si approfitta per ricominciare, e magari ricostruire un “mondo migliore”..

     

    L’AMICIZIA – UN UOMO, IL SUO CANE, IL SUO CAVALLO..

    Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo la strada.

    Mentre passavano vicino ad un albergo gigantesco, un fulmine li colpì uccidendoli all’istante. Ma il viandante non si accorse  di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali. Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva ad una piazza  pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale s’innalzava una fontana da cui sgorgava dell’acqua cristallina.

    Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.

    “Buongiorno”

    “Buongiorno,” rispose il guardiano.

    “Che luogo è mai questo, tanto bello?”

    “E’ il cielo”

    “Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete,

    “Puoi entrare e bere a volontà,”

    Il guardiano indicò la fontana.

    “Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete,”

    “Mi dispiace molto” disse il guardiano, “ma qui non è permessa  l’entrata agli animali”.

    L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.

    Ringraziò il guardiano e proseguì.

    Dopo aver camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo, il cui ingresso era costituito da una vecchia porta che si apriva su un sentiero di terra battuta costeggiato da alberi.

    All’ombra  di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.

    “Buongiorno,” disse il viandante.

    L’uomo fece cenno con il capo.

    “Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete”

    “C’è una fonte fra quei massi”, disse l’uomo, indicando il luogo, e aggiunse: “Potete bere a volontà”. L’uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.

    Il viandante andò a ringraziare.

    “Tornate quando volete” rispose l’uomo.

    “ A proposito, come si chiama questo posto?”

    “Cielo”

    “Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!”

    “Quello non è il cielo, è l’inferno. La si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici…”

    -Anonimo-

     

    RICOMINCIO DA ME – RISPECCHIANDOMI IN TE

     

    L’ASDI organizza il “laboratorio di crescita personale”

    Si tratta di 10 incontri a cadenza mensile a partire dal mese di ottobre  2005 al mese di luglio  2006, gli incontri si terranno ogni primo mercoledì del mese dalle ore 19.30 alle ore 21.30 presso la sede dell’ASDI.

    E’ un percorso aperto a tutti gli adulti coinvolti direttamente o indirettamente  nella separazione / crisi familiare che vogliono fare un esperienza di crescita personale attraverso il gruppo.

     

    CALENDARIO DEGLI INCONTRI

     

    1  INCONTRO – MERCOLEDI’ 05 OTTOBRE 2005

    • LA SEPARAZIONE NELLA MIA VITA:  UN CAMBIAMENTO DIFFICILE. All’improvviso un cambiamento provocato da un motivo qualsiasi, e in grado di sconvolgere la  vita: la separazione , un evento che cambia profondamente. Numerose sono le difficoltà che una persona si trova a dover superare: come affrontare la crisi, le modalità per farcela, guardare verso una possibile stabilità. Il dolore è inevitabile, tuttavia è possibile riscoprire alcuni aspetti positivi…

    2  INCONTRO – MERCOLEDI’   2 NOVEMBRE 2005

    • ASCOLTO LE MIE EMOZIONI: COME MAI TANTA RABBIA.     La sofferenza, all’indomani di una separazione, è inevitabile poiché fa parte del processo che porta alla guarigione.  Per questo è necessario accogliere e riconoscere i propri stati emotivi ed imparare a gestire meglio le proprie emozioni…

     

    3 INCONTRO – MERCOLEDI’  7 DICEMBRE 2005

    • ASCOLTO LE MIE EMOZIONI: LA TRISTEZZA E L’ANGOSCIA. Una delle reazioni più diffuse nella separazione è il senso di svuotamento causato dalla rottura del proprio equilibrio fisico e psicologico. Ci si sente tristi e soli , si prende coscienza della precarietà della propria vita, si provano rimorsi tardivi che rappresentano un tentativo  di mantenere vivo il rapporto con l’altro.

     

    4 INCONTRO – MERCOLEDI’  11 GENNAIO  2006

    • ASCOLTO LE MIE EMOZIONI: LA PAURA DI NON FARCELA; L’ANSIA. Spesso le paure sono legate al fatto di non poter più vivere come prima. La perdita economica comporta un cambiamento nella quotidianità; il fatto di ritrovarsi soli a perseguire un progetto educativo una volta condiviso comporta maggiori responsabilità nei confronti dei figli.  Occorre riprendere in mano la propria vita e riorganizzarsi senza l’altro. Tutto ciò produce ansia e viene avvertito come paura di non farcela.

    5 INCONTRO – MERCOLEDI’  1 FEBBRAIO  2006

    ·         ASCOLTO LE MIE EMOZIONI: IL SENSO DI COLPA E LA VERGOGNA. Quando si è colpiti dall’evento separazione si va incontro ad una scissione tra la colpevolezza della fine del rapporto con  l’ex e la propria interiorità, nella quale si cerca di tenere viva la relazione affettiva. Infatti, il bene che si è provato per l’altra persona non è scomparso con la separazione: la stessa persona è presente nella quotidianità e allo stesso tempo se ne sente la mancanza. Ecco che allora ci si chiede “che cosa avrei potuto fare per salvare il rapporto?” e ci si colpevolizza per aver sprecato delle “occasioni”. Spesso inoltre  l’evento separazione  viene vissuto come una vergogna.

    6 INCONTRO – MERCOLEDI’   1 MARZO  2006

    ·         LE MIE RISORSE ED I MIEI LIMITI. Diventare consapevoli di ciò che si è in grado  o meno di fare permette di entrare in contatto con se stessi in modo più benevolo, di avere una visione più realistica di sé e scoprire che si hanno capacità che possono essere utilizzate per affrontare il difficile momento della separazione

    7 INCONTRO – MERCOLEDI’   5 APRILE  2006

    ·         ESSERE GENITORE SOLO: QUALI DIFFICOLTA’ AFFRONTO? In seguito alla separazione ci si sente soli di fronte ai cambiamenti evolutivi dei propri figli di fronte alle loro esigenze e richieste. Organizzare la giornata, mantenere il lavoro, badare a se stessi ed ai figli diventano obiettivi prioritari e spesso si sente la fatica  del vivere quotidiano.“Sarà giusto?” “Avrò fatto bene?” il confronto con l’altro viene meno e ci si trova davanti a          grandi responsabilità.  Esternare pensieri e preoccupazioni  può aiutare a recuperare energia e fiducia in sé stessi.

    8 INCONTRO – MERCOLEDI’  3 MAGGIO  2006 

    ·         ESSERE GENITORE PART-TIME: TEMPI E QUALITA’ DEL RAPPORTO CON I FIGLI .Il tempo: spesso abbiamo la percezione che non ce ne sia mai abbastanza. E ciò avviene soprattutto quando non siamo liberi di organizzarlo come vorremmo.  I genitori separati si trovano a vivere questa dimensione che può diventare anche motivo di forte conflitto.  L’incontro vuole essere una riflessione di come è cambiato il rapporto con i figli in conseguenza dei limiti temporali. Il rischio è quello che il genitore si perda  la quotidianità  del bambino e che non si possano condividere con lui importanti momenti evolutivi della sua crescita.

    9 INCONTRO – MERCOLEDI’   7 GIUGNO  2006

    ·         LA COMUNICAZIONE DENTRO LA FAMIGLIA: COS’E’ CAMBIATO PER ME E PER I MIEI FIGLI. Il modo di parlare è diverso. Anche i silenzi non sono i soliti silenzi. E intanto si sente  la mancanza di chi occupava quella sedia ormai vuota.

    10 INCONTRO – MERCOLEDI’  5 luglio  2006

    ·         IL CONFLITTO INFINITO DELLA SEPARAZIONE: MA QUANTO MALE CI FACCIAMO? Il perdurare di una situazione di conflitto è fonte di grande disagio e sofferenza. Ci si rinfacciano gli errori, ci si accusa l’un l’altro, si perde la propria tranquillità e stabilità emotiva.  Il conflitto fa male a tutti, non solo ai coniugi ma anche ai figli. Si vorrebbe che l’altro se ne andasse per sempre, lo si odia,  si dicono le cose peggiori su di lui. E poi, cosa rimane? Solo una grande amarezza.

     

    L’AVVOCATO RISPONDE

    Molto spesso si rivolgono o scrivono al nostro Centro persone le quali chiedono chiarimenti in merito alle più svariate situazioni che si trovano a vivere in un momento difficile della loro vita che è la separazione. Da qui è nata l’idea di creare nel nostro giornale uno spazio dove i nostri esperti daranno  risposte e suggerimenti.

    L’assegno di mantenimento per il coniuge e per i figli

    In caso di separazione, l’obbligo di mantenimento, ai sensi dell’art.156 codice civile, è previsto in favore del coniuge che non disponga di adeguati redditi propri; per la determinazione del relativo assegno in favore del coniuge economicamente più debole, il Giudice tiene conto delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali.

    Nel caso di separazione consensuale i coniugi potranno liberamente decidere di rinunciare reciprocamente a qualsiasi contributo di mantenimento a loro favore, mentre non possono fare tale scelta nei confronti dei figli economicamente non ancora indipendenti. È pacifico il principio per cui l’obbligo dei genitori di provvedere ai figli non cessa con la maggiore età, bensì con la loro indipendenza economica.

    Allo scopo però di evitare forme di vero e proprio assistenzialismo da parte di genitori sempre più anziani a favore di figli ormai non più giovani, la Cassazione è concorde nel ritenere che cessa l’obbligo di mantenimento dei genitori se nel figlio persiste un atteggiamento di inerzia nella ricerca di un lavoro compatibile o di rifiuto nel cercare corrispondenti occasioni di lavoro (cfr. Cass.11.03.1998 n.2670).

    Nel caso invece di separazione giudiziale, il Presidente del Tribunale adotta con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti nell’interesse dei coniugi e della prole. Con questo provvedimento il Giudice decide a quale dei due genitori viene affidata la prole, stabilisce l’ammontare del contributo di mantenimento sia per i figli che per l’altro coniuge.

    Solo dopo questa prima fase si instaura il vero e proprio giudizio dinanzi ad un altro Giudice nominato, il quale potrà, se richiesto, modificare i provvedimenti presi dal Presidente del Tribunale.

    Si precisa che la modifica dell’assegno di mantenimento può essere richiesta in qualsiasi momento, anche a giudizio concluso, quando si provi che il reddito effettivamente percepito dall’altro coniuge è diverso rispetto a quando fu stabilito detto assegno.

    Due esempi pratici: il coniuge obbligato ha perso o ha dovuto cambiare  lavoro e percepisce pertanto un reddito inferiore rispetto a prima; potrà rivolgersi al Tribunale per richiedere una diminuzione dell’assegno di mantenimento che egli è obbligato a versare in base ad un provvedimento del Giudice.

    Viceversa, se durante il processo, a seguito di indagini effettuate sui conti correnti bancari del coniuge obbligato si scopre un ingente patrimonio, di cui non si era a conoscenza; il coniuge più debole potrà dunque ricorrere al Giudice per domandare un aumento del contributo di mantenimento.

    Purtroppo nella pratica succede spesso che, nonostante vi sia un’ordinanza del Giudice, il coniuge obbligato non provveda a versare il contributo di mantenimento e/o l’assegno a favore dei figli.

    Diverse sono le vie da intraprendere per ottenere quanto dovuto:

    rivolgendosi al proprio legale, lo stesso provvederà a notificare un atto di precetto, cioè una formale intimazione ad adempiere. A questo punto nel caso di mancato versamento entro un certo termine, (dieci giorni), a mezzo di Ufficiale Giudiziario, si procederà ad un pignoramento sui beni mobili, (es. conto corrente, rendita, stipendio, automobile ecc.), o sui beni immobili per conseguire il pagamento.

    Sarà l’altro coniuge che dovrà dimostrare, se vorrà difendersi in sede di opposizione, i motivi per i quali non doveva pagare gli assegni.

    Un’altra via è quella di ricorrere, con l’assistenza del proprio legale,  al Giudice per richiedere il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, (datore di lavoro, Ufficio pensioni) che una parte del reddito o della pensione venga versata direttamente all’altro.

    Ciò significa che se il coniuge obbligato dispone di un reddito fisso o di una pensione, il datore di lavoro o l’Ufficio Pensione competente provvederà a versare direttamente sul conto corrente del beneficiario la somma dovuta.

    Queste procedure sono rispettivamente disciplinate dagli artt.148 codice civile, (per la prole), e dall’art.156 codice civile (per il coniuge).

    Si badi bene che il non versare l’assegno di mantenimento o alimentare, ha delle conseguenze anche dal punto di vista penale.

    Il codice penale prevede infatti il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare che sanziona il comportamento di chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli o al coniuge ed è punito con la reclusione fino ad un anno o con una multa da € 103,00 a € 1.032,00.

    Avv. Ulla Sabbatini

     

     

    SENTENZE

    Le punizioni umilianti ai figli possono costituire abuso dei mezzi di correzione

    È reato umiliare i bambini

    (Cassazione 16491/05)

    Infliggere ai figli minori punizioni umilianti può costituire reato ogniqualvolta non si rispetti la dignità dei bambini. Lo ha stabilito la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando la sentenza di condanna della Corte di Appello di Torino nei confronti di un padre che aveva chiuso in cantina il figlio di due anni sottoponendolo a continue umiliazioni anche verbali. La Suprema Corte ha chiarito in proposito che, per configurare il reato di “abuso dei mezzi di correzione e di disciplina” previsto dal Codice Penale non sono richiesti solo abusi fisici, ma anche gli abusi psichici, cioè quelli che possono causare disturbi allo sviluppo del bambino, comportano conseguenze penali. Così, le continue umiliazioni alle quali aveva sottoposto il bambino rinchiuso in cantina sono costati al padre – denunciato dalla madre – tre mesi di reclusione.(22 giugno 2005)

    Tra le possibilità del coniuge anche quella di inviare la domanda in via autonoma

    Assegni familiari, il governo detta le regole

    (Dm Politiche Sociali 4.4.2005 – GU 129 del 6.6.2005)

    Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in attuazione dell’articolo 1 comma 559 della legge 30 dicembre 2004 n. 311 e, fermo restando quanto disciplinato all’articolo 211 della legge 19 maggio 1975 n. 151, con decreto 4 aprile 2005, stabilisce che il coniuge non titolare di un autonomo diritto alla corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare, formula apposita domanda nel modulo presentato dall’altro coniuge al datore di lavoro o agli enti previdenziali tenuti all’erogazione dell’assegno. Tali enti provvedono all’erogazione dello stesso secondo le modalità indicate dal coniuge medesimo. Il coniuge può altresì inviare domanda in via autonoma. Nel caso in cui siano erogati importi superiori a quelli dovuti, gli enti competenti provvederanno al recupero dei maggiori importi sulla retribuzione corrisposta.(10 giugno 2005)

    Chi dimostri una convivenza duratura può ottenere i danni subiti per incidente stradale

    Risarcimento per il convivente di fatto

    (Cassazione 8976/05)

    La Corte di Cassazione ha enunciato un innovativo principio a tutela dei conviventi non sposati, stabilendo che chi convive con una persona che abbia riportato gravi danni a seguito di un incidente stradale può chiedere il risarcimento al responsabile. La Terza Sezione Civile ha chiarito in proposito che il convivente, per ottenere il risarcimento dei danni, deve dimostrare l’esistenza e la portata dell’equilibrio affettivo – patrimoniale instaurato con la persona convivente, e quindi l’esistenza e la durata di una comunanza di vita e di affetti, con vicendevole assistenza morale e materiale. Per la Suprema Corte non è quindi sufficiente la prova di una relazione amorosa ma è necessaria quella di una convivenza affettiva stabile e duratura come quella tra coniugi.(07 giugno 2005)