• UN’ ANIMA ALLA CITTA’

     

    Ringrazio il Comm. Elio Cirimbelli per avermi offerto l’occasione di ringraziare pubblicamente quanti collaborano attivamente con l’ASDI, e di porgere loro e ai lettori di questo nuovo e molto utile giornale informativo un cordiale e grato saluto.

    Una città è necessariamente il luogo dei contrasti, dei conflitti, della concorrenza, dell’emarginazione come della comunità, il luogo dell’aggregazione come il luogo della solitudine.Ma la città è anche lo spazio nel quale si sperimenta il nuovo, ci si accalora per il rispetto dei diritti di cittadinanza in ogni parte del globo, è il luogo in cui le guerre lontane sono vicine, e la pace latente può diventare scontro.

    Anche Bolzano non si sottrae a queste logiche.

    Sono cambiati ed aumentano i bisogni: la popolazione è invecchiata e sta invecchiando sempre più, l’atomizzazione delle famiglie è una costante crescente, aumentano l’isolamento e la solitudine, e occorrono sempre più capacità e disponibilità specializzate.

    Ma in pari tempo anche la società civile esprime comportamenti sempre più organizzati, pensiamo alle comunità terapeutiche familiari, alle cooperative che curano l’inserimento lavorativo di persone con diverse abilità, alle agenzie promotrici di formazione e di cultura, alle istituzioni artistiche, ai consultori familiari e alle tante associazioni e istituzioni che operano nel sociale.

    Proprio in presenza di una famiglia che sta riducendo le sue risposte, e chiede sostegno per le difficoltà o le conflittualità che la caratterizzano nel presente momento, è quanto mai importante un’opera di mediazione dei conflitti, di focalizzazione dei ruoli e delle responsabilità, di aiuti contingenti e di nuovi progetti di vita, che l’ASDI sta portando avanti con forte impegno e professionalità.

    Il compito che deve essere comune a noi tutti, è di dare un’anima alla città, che non è fatta di opere me soprattutto di crescita personale e comunitaria, di contenuti valoriali, di solidarietà e di attenzioni per i più deboli, condividendo le loro sofferenze, ma anche favorendo speranze e cambiamenti di vita.

     

    Avv. Giovanni Salghetti Drioli

     

    E IL PAPA’ DOVE LO METTO?

    Nasce la prima casa – accoglienza per padri separati in situazioni di emergenza

    Genitori non si nasce, ma si diventa e si rimane. Soprattutto lo si è anche dopo la fine di un’unione. Ma pur sapendo che genitori si rimane, ci si ritrova a volte in situazioni di disagio. Nella maggior parte dei casi è il papà a dover lasciare l’alloggio coniugale, a dover affrontare una situazione tutta nuova e non sempre facile. Dall’oggi al domani ci si ritrova sulla strada, solo i più fortunati hanno la possibilità di ritornare a casa dai genitori. Ma chi questa fortuna non ce l’ ha deve affrontare una situazione non idilliaca. Spesso molti papà sono costretti a vivere in una stanzetta d’albergo, qualcuno dorme perfino in macchina. Si presenta ancora la difficoltà nel voler rimanere genitore, nel poter dare ai  figli quello di cui hanno bisogno a cominciare dal calore di una casa.

    E’ proprio da qui che è nata l’esigenza di creare un luogo dove questi papà possano trascorrere del tempo con i propri figli.

     

    UN PROGETTO PILOTA

     

    E’ così nato il progetto pilota che sarà attuabile dal mese di aprile.

    Con questa iniziativa si vuole garantire una sistemazione temporanea e dignitosa al papà che in seguito alla separazione deve lasciare la casa coniugale, permettendogli così una continuità di relazione con i figli.

    Si garantirà ai bambini il diritto di vivere il rapporto con il padre all’interno di un appartamento,  che  per il momento, potrà accogliere fino a 3 papà per un periodo che non dovrà superare i 10 mesi al massimo 1 anno.

     

    I REQUISITI RICHIESTI:

     

    • I papà dovranno essere separati legalmente con sentenza;
    • Non devono aver  lasciato la casa coniugale a causa di atti di violenza e non abbiano subito condanne per tali comportamenti;
    • Non devono essere  in trattamento presso servizi che si occupano di alcolismo, tossicodipendenza e centri di salute mentale;
    • I figli minori dovranno essere affidati all’altro coniuge con decreto del Tribunale dei minori (per le famiglie di fatto).

     

    I papà facenti parte di questa mini-comunità saranno aiutati dagli operatori dell’ASDI a ritrovare quella serenità e quell’equilibrio psicofisico che permetta loro di superare nel modo meno traumatico questa situazione di difficoltà.

    L’appartamento sarà disponibile dal mese di aprile. Chi si trovasse nella necessità di doverne usufruire può rivolgersi all’ASDI dove riceverà tutte le dovute informazioni.

     

     

     

    PAPA’ NON FARE IL MAMMO

     Il ruolo del padre nella separazione

    Un figlio nasce da una coppia di individui di sesso diverso. Sembra una banalità, ma non sempre il concetto che 1 + 1 fa 3 è presente nella vita quotidiana.

    Le condizioni biologiche della nascita fanno sì che i primi contatti con il mondo esterno si realizzino tramite la madre. Soddisfare i bisogni primari del neonato, placare le sue tensioni dolorose, sono questi i compiti elementari della funzione materna ed è questo e per questa relazione privilegiata che si costituisce il legame affettivo e psicologico.

    Questa diade è sempre stata quella più studiata ed analizzata. La gran parte degli psicologi, partendo da Freud in poi, accentrano i loro studi sulla figura materna come elemento strutturante o destrutturate della crescita psico-affettiva del bambino tralasciando o relegando a ruolo marginale la figura del padre.

    Se è vero che in ogni donna alberga una madre, non è altrettanto vero che in ogni uomo vi è un padre.

    Padre si diventa, talvolta con un lungo processo di maturazione psicologica ed affettiva. Per tanto se la maternità è biologica e naturale, la paternità è un fenomeno sociale e culturale.

    Per lungo tempo la madre è stata un simbolo facilmente utilizzabile per confermare la famiglia quale luogo di scarico delle tensioni e di una parte delle frustrazioni accumulate durante l’esperienza quotidiana. Il maschio in una cultura non troppo lontana apprendeva il mestiere di maschio, cioè di colui che esercita l’autorità, dal proprio padre.

    Il ’68 sembra aver fatto giustizia dell’immagine paterna come “padre padrone” ed il padre sembra essere stato ridotto ad una figura secondaria e di sfondo che non ha più l’importanza che ebbe. E’ stato si eliminato un certo tipo di figura paterna, un’immagine dominante nella sociologia, ma non è stato, per fortuna, eliminato nella realtà familiare di tutti i giorni.

    Partendo dal presupposto che per la strutturazione di ogni individuo è necessaria una struttura d’allevamento: la famiglia, è fondamentale che in essa i ruoli siano distribuiti in funzione di una differenziazione tra “figura materna” e”figura paterna”.

    Come si diceva prima, ogni essere umano nasce da due genitori, uno di sesso identico al suo, l’altro di sesso opposto; si attacca a quello dei due genitori, più frequentemente la madre, che gli fornisce i suoi primi oggetti di piacere, ma è il padre che permetterà al bambino come alla bambina di staccarsi dall’oggetto materno.

    Il padre ha quindi una funzione regolatrice della distanza tra madre e figlio. Il bambino deve infatti separarsi gradualmente dalla madre se non vuole precludersi la possibilità di diventare un “io” autonomo; deve passare da un rapporto duale ad un rapporto sociale.

    E’ quindi inequivocabile l’importanza del padre nello sviluppo psico-affettivo del bambino.

    E’ ormai dimostrato come carenze ed assenze di funzioni paterne nell’ambiente di crescita possano condurre complesse e svariate conseguenze. In Inghilterra, la sindrome che colpisce i ragazzi cui è mancato il sostegno emotivo paterno determinando quella mancanza di autostima che conduce alla microcriminalità e al disinteresse verso la scuola, viene definita: DAD DEFICIT. Secondo lo psicanalista Risè questa patologia ha le sue radici nel momento in cui i giovani sono stati iniziati al sociale dalla madre. Questo dato ha prodotto un’interruzione nella trasmissione della cultura materiale e istintuale virile.

    Attualmente sono sempre di più i padri che precocemente e direttamente si prendono cura dei figli e sempre più vediamo padri a cui, in caso di separazione, vengono affidati i figli.

    Spesso però questi padri accudiscono i figli seguendo un modello femminile. La società ci impone di prendere in considerazione un indebolimento della figura paterna in generale, ma un accrescimento della stessa figura su modello materno. Per dirla come Argentieri (psicoanalista) “si potrebbe dire che oggi gli uomini hanno imparato a fare le madri, ma purtroppo, il padre non lo vuole fare più nessuno”.

    Il padre oggi è una figura indebolita da una società che ha sottratto (e l’uomo ha lasciato fare) le caratteristiche rassicuranti che aveva in passato, e non costituisce più, per i figli un modello adeguato di identificazione.

    Non mancano buoni padri, manca per essi la possibilità di esserlo. Questo dato si evidenzia sovente nelle separazioni.

    Abbiamo visto che il rapporto che si instaura tra madre e figlio cambia il funzionamento interno del sistema familiare: più è forte questa energia, più è causa di allontanamento del marito-padre.

    Il padre è per il bambino colui che egli vede e percepisce attraverso la propria soggettività e anche attraverso la soggettività della madre.

    Quando la coppia va in crisi o quando vi è una separazione, la conflittualità tra i coniugi viene giocata anche attraverso i figli. E’ quasi certo, in situazioni conflittuali, che la squalifica verso il partner non è solo rivolta verso l’incapacità presunta come compagno/a ma influenza anche il ruolo genitoriale.

    Con la separazione si costituiscono due nuclei monogenitoriali, cioè due nuclei in cui un solo genitore convive con i figli. Tutti sappiamo che questa è una delle fasi più delicate della separazione perché deve avvenire la riorganizzazione delle relazioni e da essa dipende in gran parte la condizione dei figli.

    E’ preferibile parlare di nucleo monogenitoriale perché se, come sinonimo usiamo “famiglia monogenitoriale” è come partire dal presupposto concettuale, a mio avviso errato, di segnalare il genitore migliore a cui affidare il figlio e demandare la funzione educativa.

    Nella separazione i genitori rimangono due e lo scioglimento del legame familiare non conduce allo scioglimento del legame genitoriale, che anzi deve rimanere indissolubile (questo almeno in teoria perché poi nella realtà le cose non sono così facili)

    La casistica insegna che la difficoltà maggiore è proprio quella di trovare accordi, tra ex coniugi, sulla progettualità educativa per i figli.

    C’è chi sostiene che i padri si sottrarrebbero all’adempimento dei loro doveri di genitori perché la legge non li responsabilizza in modo adeguato. Se anch’essi fossero affidatari, potrebbero sentirsi padri nel pieno senso del termine. (nel 97.3% dei casi affifati alle madri-automatismo)

    E’ vero comunque che i padri, se il genitore affidatario è la madre, si sentono più penalizzati, e a volte a ragione.

    Hanno la possibilità di vedere i figli con scadenze solitamente in giorni determinati e per più giorni durante le festività più importanti o in periodi di ferie. Queste sono limitazioni che determinano la sensazione di avere una funzione secondaria rispetto al ruolo che in precedenza era stato rivestito.

    Vi sono situazioni in cui, oltre a ciò che è stato detto sopra, si aggiunge la volontà ostativa della ex moglie che impedisce la frequentazione o quantomeno la ostacola.

    Indubbiamente questi comportamenti si fondano su un mai dissipato dissidio che producono riflessi fortemente negativi sui figli, creando insicurezza e squilibrio nel già delicato e a tratti incerto ambiente familiare. Figli che, non dimentichiamo, saranno verosimilmente genitori domani. Ma su quale modello?

    Fino a non molti anni fa, quando la coppia sceglieva la separazione, aveva davanti a sé solo la strada legale e tutto veniva regolato da avvocati, giudici e tribunali con tempi interminabili ed elevatissimi costi psicologici ed economici, che spesso avevano come risultato più eclatante quello di incrementare i conflitti, la rabbia e tutte le emozioni negative che accompagnano solitamente la separazione.

    Oggi le cose sono più complesse per il bisogno di garantire i diritti di tutte le parti in causa (i due coniugi, i figli) e la necessità che i due coniugi continuino ad essere entrambi genitori.

    Gli aiuti di tipo sociale, psicologico e pedagogico mettono i coniugi in condizione di mantenere la loro responsabilità educativa ed affettiva nei confronti dei figli, pur con modalità diverse, connesse con la nuova riorganizzazione familiare.

    Agli inizi del lavoro al Centro Asdi la frequentazione era prevalentemente femminile. Vi erano grosse difficoltà a lavorare con le coppie perché la figura maschile era latitante. Oggi, cioè negli ultimi anni, non solo la partecipazione maschile è aumentata ma spesso sono proprio ex coniugi , i padri che con umiltà e comprovata volontà chiedono aiuto per svolgere al meglio la loro funzione di genitori. A costo di sacrifici psicologici notevoli, si sforzano a non cadere nelle provocazioni, per i figli. E forse anche per rispettare l’impegno della paternità.

     

    BUON LAVORO A ELIA MORATO

     Il nuovo Presidente eletto dall’Assemblea dei soci. Il ringraziamneto a Francesca Provenzano che lascia la presidenza per impegni di lavoro.

    L’ 11 febbraio u.s. si è svolta  l’assemblea annuale dei soci. In quell’occasione è stato approvato il bilancio sociale 2003 ed il programma 2004.

    E’ stato eletto, inoltre, il nuovo Comitato Direttivo che rimarrà in carica per i prossimi due anni come previsto dallo Statuto. Francesca Provenzano che in questi anni ha dato il suo prezioso contributo all’interno dell’Associazione sia come volontaria, che come componente del Direttivo fino ad assumere la carica di Presidente dell’Associazione, lascia la presidenza per impegni di lavoro, ma continuerà ad essere uno dei punti di riferimento all’interno dell’ASDI.

    Il neo eletto Comitato Direttivo ha nominato nuovo Presidente del Centro Elia Morato, già da anni collaboratore volontario all’interno dell’ASDI, al quale auguriamo un buon lavoro dato che l’anno 2004 sarà un anno denso di importanza e significato per il Centro.

    Un anno che ci vede compiere come Associazione, grazie al prezioso aiuto e alla collaborazione dei volontari un meritevole traguardo: entriamo nel diciottesimo anno di attività. Diciassette anni durante i quali il percorso di crescita e sviluppo ha visto l’A.S.Di. connotarsi nel tessuto sociale come punto di riferimento certo ed affidabile nell’approccio alla tematica della separazione e del divorzio.

    L’ASDI, pur rimanendo Associazione, è anche un Centro di Mediazione Familiare che parte dal presupposto che la separazione-divorzio non è un evento che ha solo implicazioni giuridiche ed esistenziali, ma esso è un processo che, in quanto tale, dura nel tempo e contempla diverse fasi e passaggi. “La mediazione familiare, va intesa come intervento finalizzato al mantenimento o al recupero della funzione genitoriale da parte dei coniugi (ma potrebbe trattarsi anche di una coppia di persone non coniugate) separandi o separati, è comunque un istituto non ancora regolamentato da una sua disciplina giuridica a livello nazionale, e si auspica pertanto, possa trovare in tempi brevi la giusta attenzione da parte del legislatore statale.”

    Ai servizi già forniti dall’A.S.Di. si è aggiunto un nuovo servizio di consulenza per famiglie ricomposte.

    La famiglia ricomposta è un nucleo che nasce dall’unione di due partner provenienti, uno solo od entrambi, da precedenti esperienze matrimoniali.

    Essa è una struttura di relazioni complesse, soprattutto per i figli, con dinamiche particolari in cui occorre tenere conto di molti fattori: relazione di coppia, relazioni genitoriali, rapporti con i figli propri e del partner, rapporti con l’ex coniuge.

    Questa complessità può divenire un ostacolo ed attivare difficoltà o crisi in alcuni componenti o nell’intero nucleo familiare.

    Il servizio condotto da terapeuti specializzati in terapia della famiglia si pone l’obiettivo di aiutare questi nuclei a superare le loro empasse tenendo conto delle diverse esigenze dei componenti del sistema familiare ricomposto.

    Il nostro impegno sarà quello di diffondere sempre più il dialogo costruttivo con le Istituzioni affinchè il fenomeno separazione – divorzio sia ancora una volta inserito allo studio dei programmi di Governo come dinamica sociale in continuo aumento.

     

    CMF – CENTRO DI MEDIAZIONE FAMILIARE

    ALCUNI CENNI STORICI

     

    In Europa la mediazione comincia a diffondersi verso gli anni Ottanta. Il primo servizio fu aperto a Bristol nel 1978 e poco dopo ne fu istituito un altro presso il Tribunale della stessa città.

    Notevole è stata la diffusione in Francia, dove attualmente esistono più di 80 centri e, tra questi, molti sono privati con finanziamenti pubblici. E’ del 1985 la legge francese che introduce la mediazione familiare nell’ordinamento giudiziario nazionale. La prima e più importante associazione europea di mediatori familiari è l’APMF (Association pour la promotion de la Mediation-Familiale con sede ad Amiens).

    Qualche anno dopo rispetto ad altri Paesi europei., la M.F. viene introdotta in Italia. Le prime significative esperienze in Italia sono nate a Milano nel 1987 con il Centro GeA (Genitori Ancora).

    CHE COS’E’ LA MEDIAZIONE FAMILIARE

     

    La mediazione familiare, in materia di divorzio e di separazione, è un processo durante il quale si cerca di affrontare e risolvere i conflitti familiari e allo stesso tempo essa è un’opportunità in più per continuare ad essere genitori. Le coppie, coniugate o no, richiedono o accettano l’intervento confidenziale di una terza persona, neutrale e qualificata, chiamata Mediatore Familiare. Il ruolo del Mediatore Familiare è quello di portare i membri della coppia a trovare da sé le basi di un accordo durevole e mutuamente accettabile, tenendo conto dei bisogni di ciascun componente la famiglia ed in particolare dei bisogni dei figli in uno spirito di corresponsabilità e di uguaglianza dei ruoli genitoriali.

    In Mediazione Familiare si crea un clima dove si accetta che le cose non hanno funzionato.

    In Mediazione non si vuole arrivare al cambiamento, ma aiutare le parti ad arrivare a decisioni condivise.

     

    A CHI E’ RIVOLTA?

     

    La mediazione familiare è rivolta a tutti coloro che stanno vivendo un conflitto in ambito familiare

    1(tra genitori e figli-tra partner nella coppia- tra coniugi che si separano o divorziano: prima, durante e dopo il processo legale per definire eventuali accordi.

    IL NOSTRO SERVIZIO

     

    I nostri mediatori familiari, formatisi presso scuole del Forum Europeo, hanno acquisito esperienza e competenza nell’ambito.

     

     

     

     

    BIBLIOTECA

     

     

    Vi consigliamo:

    TERESA BATISTA STANCA DI GUERRA

    di  George Amado

    Non è un libro recente: è stato pubblicato nel 1972 in Brasile.

    Questo romanzo di Gorge Amado, scrittore sudamericano scomparso qualche anno fa, ebbe un immediato successo forse perché riprendeva alcuni motivi della tradizione popolare.

    Le cinque storie in cui si articola il libro sono narrate da un venditore ambulante alle fiere o sul molo di Bahia. In esse si intrecciano amore e morte, povertà e ricchezza, gioia e dolore.

    La protagonista è Teresa Batista una ragazzina prima e una donna poi dalla pelle ramata e dai lunghi capelli neri “nella cui vita la disgrazia è fiorita molto presto e pochi sarebbero sopravissuti a quello che lei ha sopportato. E’ stata venduta ad un capitano sadico, ha fatto la prostituta, è diventata un’infermiera durante l’epidemia di vaiolo. Ne ha passate di tutti i colori, ma non ha mai perso la voglia di lottare  e con estremo coraggio ha affrontato la vita non risparmiandosi mai nel dare amore, anche sbagliando. Alla fine trova l’amore della sua vita nel capitano.

    I personaggi che fanno da corollario a questa  figura di donna sono vivi e carichi di passioni umane travolgenti nel bene e nel male. Lo sfondo in cui si svolgono le vicende è il Brasile e l’autore ce lo descrive così realisticamente che sembra di sentire il suo calore e i profumi di questa terra.

     

    Serena Dalla Pozza

     

    AL VIA IL PERCORSO PER FAMIGLIE RICOMPOSTE

     

    Sono ancora aperte le iscrizioni al corso per famiglie ricomposte

    Il progetto prevede due corsi paralleli con incontri a settimane alterne per garantire la possibilità di accedere al corso a persone di entrambi i gruppi linguistici. Ogni corso verrà sviluppato in sei giornate di 3 ore ciascuno per un totale di 18 ore. Ogni incontro, che sarà di sabato pomeriggio, prevede la presenza di due docenti che avranno 80 minuti per affrontare i loro argomenti. Si può verificare, se verrà ritenuto utile, che il docente possa  proseguire anche l’ora successiva.

    Il numero massimo di partecipanti sarà di 10 coppie.

    Il gruppo dei relatori è composto da: un sociologo del diritto, psicoterapeuti con formazione sistemico relazionale, una psicologa esperta dell’età evolutiva, mediatori familiari ed un sacerdote  esperto nella comunicazione.

    Per evitare di fornire ricette preconfezionate e perché non siano solo i docenti  protagonisti, si cercherà di creare quel clima necessario di empatia e partecipazione che è una caratteristica dei gruppi di auto mutuo aiuto.In poche parole, il docente o relatore

    farà parte del gruppo e non siederà in cattedra.

     

    Per informazioni rivolgersi al nostro Centro al nr. 0471/266110

    Datevi i vostri cuori ma non per possederli, perché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori…

    KH GIBRAN

     

    GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO

    GUARDARCI NELLO SPECCHIO DEL GRUPPO”

    Giorgio Figliuoli

     

    Nella vita a volte viviamo esperienze che ci fanno sentire bloccati, incapaci di agire liberamente e di esprimere le nostre emozioni più autentiche: situazioni apparentemente senza uscita, che ci fanno sentire soli e senza punti di riferimento: la separazione è una di queste.

    Ma la soluzione di ogni problema richiede un percorso di ricerca che ci permetta di capire la portata della situazione in cui ci troviamo e di ritrovare la serenità che cerchiamo e meritiamo.

    Non è una cosa semplice né immediata, ma soprattutto è difficile realizzarla da soli perché, immersi come siamo nel nostro modo di vedere le cose ( che in fondo è lo stesso che ci ha portato a vivere i nostri problemi ), non riusciamo ad esaminare la nostra vita da una angolazione diversa da quella abituale, precludendoci la possibilità di vedere quello “spiraglio” attraverso cui uscire da un periodo di smarrimento e di dolore.

    La cosa più importante è dunque confrontarsi con gli altri per poter cogliere l’occasione di rivivere la nostra vita osservandola da un’ottica diversa, sicuramente più utile perché arricchita dall’esperienza di chi l’ha già vissuta e superata serenamente.

    Confrontandoci ci rendiamo conto di non essere soli a vivere questa situazione: certo i nostri sentimenti sono unici, come unico è ognuno di noi. Ma il problema riguarda molte persone che lo vivono o lo hanno vissuto in maniera simile alla nostra e che quindi potranno capirci, consigliarci e stimolarci a scoprire quello che abbiamo dentro.

    Confrontandosi svanisce il senso di colpa che deriva dall’impressione di vivere un’esperienza  non condivisibile con altri, di cui qualcuno non vuole nemmeno sentir parlare ed altri si affrettano a giudicare con troppa superficialità.

    Il gruppo di auto-mutuo aiuto ci offre l’opportunità di raccontarci, di parlare di noi senza il timore di essere giudicati, ma con la consapevolezza di essere ascoltati, compresi e rispettati nei nostri sentimenti: è vitale per chi per troppo tempo si è tenuto dentro un dolore, un rimorso, un rimpianto o il timore di aver agito con egoismo o superficialità.

    Ognuno vive il gruppo secondo le proprie caratteristiche: c’è chi riesce quasi subito a sfogarsi e a raccontare quello che ha dentro, altri invece preferiscono aspettare: hanno bisogno di rimanere in silenzio, ascoltare, riflettere, confrontarsi con le esperienze degli altri prima di aprirsi ed esprimersi; ma prima o poi tutti si rendono conto di non essere fra estranei ma fra persone unite da uno stesso problema e dalla stessa volontà di risolverlo.

    Parlare nel gruppo non è solo fonte di sollievo, ma significa dare una parte di sè agli altri, una parte importante, profonda, forse proprio quella che non siamo mai riusciti a dare a chi ci è stato più vicino e che non ci ha capiti o da cui non siamo riusciti a farci capire e ascoltare come avremmo voluto; gli altri fanno lo stesso con noi e fra i componenti del gruppo si crea una profonda intimità e si pongono le basi per dare e ricevere sostegno nei momenti difficili.

    La nostra storia e quella degli altri costituiscono un prezioso patrimonio di esperienze da condividere, scambiare e confrontare che ci aiuterà a passare da uno stato di grande dolore, tensione e chiusura ad una maggiore serenità ed obiettività nel rivedere la nostra vita ed i momenti che l’hanno caratterizzata e a migliorare la  conoscenza e la stima di noi stessi.

    Una maggiore consapevolezza delle nostre possibilità migliorerà la nostra vita, renderà più facili le nostre decisioni e ci aiuterà a non prendere le distanze dalle nostre esperienze, giudicandole, da accettandole come parte incancellabile della nostra persona.

     

     

    SEI QUELLO CH PENSI

    (anonimo)

    Si racconta che un giorno un tale chiese ad un vecchio saggio: “Mi puoi dire, padre, chi sono io?”

    “Sei quello che pensi – rispose pacatamente – e te lo dimostrerò con una piccola storia:

    Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto, si videro sulla linea dell’orizzonte due persone che si abbracciavano

    – Sono un papà e una mamma – pensò una bambina innocente.

    – Sono due amanti – pensò un uomo torbido.

    – Sono due amici che si incontrano dopo molti anni – pensò un uomo solo

    – Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare – pensò un uomo avido di denaro

    – E’ un padre che abbraccia il figlio di ritorno dalla guerra – pensò una donna dall’anima tenera

    – E’ la figlia che abbraccia il padre di ritorno da un lungo viaggio – pensò addolorato un uomo per la morte della figlia

    – Sono due innamorati – pensò una ragazza che sognava l’amore

    – Sono due uomini che lottano – pensò un assassino

    – Chissà perché si abbracciano – pensò un uomo dal cuore asciutto

    – Che bello vedere due persone che si abbracciano – pensò un uomo di Dio.

    “Ogni tuo pensiero, concluse l’anziano, rivela a te stesso quello che sei.

    Esamina di frequente i tuoi pensieri: ti possono dire molte più cose di te di qualsiasi altro maestro.”

     

     

     

    LA PSICOLOGA RISPONDE

    Molto spesso si rivolgono o scrivono al nostro Centro persone le quali chiedono chiarimenti in merito alle più svariate situazioni che si trovano a vivere in un momento difficile della loro vita che è la separazione. Da qui è nata l’idea di creare nel nostro giornale uno spazio dove i nostri esperti daranno delle risposte a quanto viene chiesto

    Scelta giusta o sbagliata?

    Di Serena Dalla Pozza

    Mi sono separata da poco e continuo a chiedermi come ho potuto sbagliare la mia scelta?

    Perché ho sposato quell’uomo?

     

    La scelta del partner è espressione di un gioco estremamente sottile. Spesso l’attenzione viene posta su aspetti come il comportamento, la personalità, i valori sociali, estetici, economici che sovente sono il risultato della cultura familiare in cui si è vissuti.Si tralasciano di osservare invece tutti quegli aspetti che potrebbero rendere  problematica la relazione.

    Questa scelta risponde a coincidenze sociali, a calcoli economici, ad attese familiari, ad affinità psicologiche, ma vi è comunque in essa un elemento di mistero.

    Tutto questo avviene in maniera scarsamente cosciente, cioè non ce ne si rende conto.

    L’innamoramento è dato infatti dalla convinzione di aver trovato una relazione stabile e gratificante. Durante questa fase, la coppia funziona come uno specchio, per cui ciascuno vede nell’altro ciò che vi ha proiettato, vi è quindi un ‘ idealizzazione dell’altro.

    I fattori che determinano la scelta del partner sono gli stessi che orientano le successive aspettative nei suoi confronti.

    Ma il modo con il quale ciascuno sceglie ed è scelto è, per certi versi, la conseguenza di remote vicende. In senso positivo si cerca di ritrovare nel partner quel benessere e quella sicurezza che rimandano a sensazioni conosciute nell’infanzia e che consciamente ed inconsciamente si desidera rivivere.

    Nella scelta del compagno prima e nel rapporto di coppia poi si cerca di evitare  tutti quegli aspetti  problematici che si sono vissuti o notati nella propria famiglia d’origine, ma questo non accade perché ci si troverebbe di fronte ad una serie di problemi: dover negare tutta l’esperienza precedente, dover  rinunciare alla propria identità e crearne una completamente  diversa.

    In realtà, quello che avviene di solito è che una persona, a livello razionale, cerca  un partner totalmente diverso dai modelli negativi che ha  incontrato e poi, con il passare del tempo, si accorge che ha  scelto un partner con una serie di aspetti che sono esattamente sovrapponibili a quelli che temeva.

    Questo tipo di scelta può quindi essere considerata come una struttura, che si costruisce e si modifica nel tempo: la decisione acquista un senso solo alla fine di quello che accade in seguito.

     

    SENTENZE

    Lo scioglimento della comunione legale deve rispettare l’uguaglianza delle quote

    Matrimonio nullo ma divisione in parti uguali

    (Cassazione 11467/2003)

    Se il matrimonio viene annullato la comunione legale si scioglie ma la divisione dei beni tra i coniugi deve avvenire in parti uguali. Lo ha chiarito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione a proposito di un matrimonio annullato dal Tribunale Ecclesiastico e per il quale uno dei coniugi aveva chiesto lo scioglimento della comunione legale con attribuzione a sé di una parte maggiore di proprietà. La Suprema Corte ha invece spiegato che il regime patrimoniale legale, pur dopo l’avvenuto scioglimento della comunione, non si trasforma, di per sé, in comunione ordinaria e non soggiace alla relativa disciplina, in particolare con riguardo alla divisione dei beni comuni, che deve essere effettuata necessariamente in parti uguali, stante anche l’inderogabilità convenzionale delle norme relative all’uguaglianza delle quote nella comunione legale. (30 settembre 2003)

    E’ stato approvato dalla Camera a scrutinio segreto

    L’emendamento che congela i tre anni per il divorzio

    (Ddl Camera 23.10.2003)

    Resta fermo a tre anni il periodo minimo che deve intercorrere tra la separazione e il divorzio. Con un voto a scrutinio segreto, il 23 ottobre, l’Aula della Camera ha infatti approvato un emendamento che sopprime l’articolo 1 del disegno di legge che introduceva il “divorzio veloce” ottenibile dopo un solo anno dalla separazione. Il provvedimento – che pur mantenendo un periodo di tempo tra la separazione e lo scioglimento e il tentativo di conciliazione affidato al giudice, riduceva appunto il periodo di durata della separazione ai fini dello scioglimento del matrimonio – torna ora in Commissione. In piedi resta solo il successivo articolo 2 della proposta che punta a sanare il fatto che attualmente la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui passa in giudicato la sentenza di separazione, con la conseguenza che tutti i beni acquisiti dai coniugi continuano a ricadere in comunione pur essendo venuta meno la loro convivenza ed essendosi quindi distinte le posizioni personali anche in ordine alla gestione della propria esistenza. (23 ottobre 2003)

    Ddl Camera 2444 – Disposizioni concernenti lo scioglimento del matrimonio e della comunione tra i coniugi

    Ricchi regali ai figli non cancellano l’assegno e

    Il lusso  esclude difficoltà economiche del padre

    (Cassazione 17916/2003)

    Il coniuge obbligato per legge a corrispondere l’assegno di divorzio non può rifiutarsi di adempiere invocando presunte difficoltà economiche quando risultino dimostrate ingenti spese per beni di consumo non necessari. Lo ha stabilito la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare inflitta ad un signore che si era sottratto all’obbligo di corrispondere l’assegno di divorzio alla moglie sostenendo di essere in difficoltà economiche a causa del fallimento. L’uomo, assolto in primo grado, era stato condannato in secondo grado, e la condanna è stata confermata in Cassazione. La Suprema Corte, in particolare, ha rilevato che il ricorrente doveva provare rigorosamente il proprio stato di incapacità economica, non essendo sufficiente addurre a propria difesa le conseguenze del tracollo finanziario derivante dal fallimento, soprattutto quando risulti dimostrato che, nello stesso periodo, l’imputato aveva sostenuto “notevoli spese per consumi non necessari in favore della figlia (telefonini cellulari e relative ricariche, viaggi in Italia e all’estero, quattro o cinque scooter, e quant’altro)”. (17 giugno 2003)

    Suprema Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale, sentenza n.17916/2003

    L’ex moglie può percepirlo anche a distanza di molti anni dalla fine del matrimonio

    L’assegno di divorzio non ha scadenza

    (Cassazione 13860/2002)

    Alla ex moglie spettano gli alimenti se perde il posto di lavoro anche a distanza di molti anni dalla pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio, perché l’assegno di divorzio non ha scadenza. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione che ha affermato che l’assegno di divorzio può essere chiesto anche in ritardo: infatti, la ex moglie ha diritto all’assegno qualora perda il posto di lavoro anche a distanza di molti anni dalla pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio e anche se il divorzio era stato pronunciato senza attribuirle questo beneficio economico. La Suprema Corte ha inoltre sottolineato che l’ex coniuge può far richiesta tardiva dell’ assegno di divorzio anche nel caso in cui il beneficio sia stato originariamente negato ed anche nel caso in cui non abbia costituito oggetto di richiesta al momento della pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio: il diritto all’assegno di divorzio, in altri temini, non ha scadenza. (12 novembre 2002)

    Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.13860/2002

    Il genitore affidatario non deve delegare a terzi la cura dei figli minori

    Il padre che ricorre spesso alla baby-sitter perde l’affido

    (Cassazione 648/2003)

    Il genitore separato che, impossibilitato ad occuparsi dei bambini per ragioni di lavoro, ricorra ad una babysitter corre il rischio di perdere l’affidamento dei figli. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione confermando la revoca dell’affidamento ad un uomo che per ragioni professionali non riusciva ad occuparsi a tempo pieno dei suoi figli, affidandoli spesso alla baby – sitter o alla nonna, a differenza della mamma, che invece aveva dimostrato di essere in grado di seguire i bambini in tutte le loro attività. Per tali motivi la Corte di Appello di Bari aveva stabilito che i figli fossero affidati alla madre. Inutile è stato il ricorso in Cassazione del padre: la Suprema Corte ha ritenuto che, nell’interesse dei minori, fosse preferibile affidarli alla madre, che poteva occuparsi di loro senza delegare a terzi. (11 marzo 2003)